La Nas-Cëtta di Novello ha il suo sentiero per il trekking

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Da oggi puoi conoscere la Nas-Cëtta di Novello anche facendo una passeggiata. Dopo un anno di preparazione il comune di Novello ha finalmente attivato i suoi sentieri, sono ben cinque, segnalati dettagliatamente e che coprono l’intero territorio comunale. Elio Sabena di Trekking in Langa è la guida naturalistica che ha disegnato tutti i percorsi e si è occupato personalmente della realizzazione.

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Sabato 2 maggio è stato il giorno ufficiale dell’apertura del Sentiero della Nas-Cëtta di Novello ed è stato incredibile vedere più di 100 persone passeggiare tutte insieme alla scoperta di questo nuovissimo percorso, una giornata caratterizzata anche dalla visita alle cantine, sorseggiando Nas-Cëtta, mangiando una fetta di salame o un pezzetto di torta alle nocciole.

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Un percorso semplice, adatto a tutti e di una bellezza impressionante, camminando tra vigneti, campi, noccioleti. un percorso che viaggia a fianco di alcune delle cantine che oggi coltivano e producono Nas-Cëtta in Novello.

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Per chi vorrà cimentarsi in 6.5 km di camminata per una durata di 1h e 50 min dovrà seguire le indicazioni di colore bianco/viola partendo dal centro del paese o da Piazza Monviso.

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I protagonisti di Nascetta Story: Paolo Sartirano – Cantine San Silvestro

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Subito dopo la linea di confine tra i comuni di Barolo e Novello, sulla destra, c’è Cascina Ghercina che fa parte delle Cantine San Silvestro della famiglia Sartirano, in quella zona di Novello dove oggi si può percorrere a piedi o in bici, il bellissimo Sentiero della Nascetta.
Una lunga tradizione alle spalle, prima come commercianti di vino, oggi anche come produttori dei grandi vini di Langa.

Quando abbiamo incontrato Paolo Sartirano prima ci ha fatto conoscere le sue vigne di Nascetta, a ridosso di un piccolo laghetto artificiale che crea un particolare microclima, poi ci ha raccontato una storia diversa da quelle che avevamo ascoltato fino a quel momento e che ci ha fatto tornare indietro di 50 anni.

Il ricordo di Paolo quando da ragazzino andava ad accompagnare il padre a vendere vino in giro per il Piemonte è ancora molto vivo, praticamente indelebile. Erano tempi in cui si andava nel nord della regione e si andava a trovare il ristoratore, si assaggiavano i campioni e dopo una trattativa che sapeva più di cerimoniale che pura ricerca dello sconto, si ordinava il carico che a volte andava anche sulle 2000 bottiglie, quello era il vino per tutto l’anno. Insomma questo lungo racconto di Paolo con suo papà lo ritroverete nel dvd di Nascetta Story, non tanto per tirare fuori la stupida frase “si stava meglio quando si stava peggio” ma per capire che spesso basta darsi una calmata, camminare e non correre, perché alla lunga ad andar veloci molte cose non le vedi nemmeno, è come guardare fuori dal finestrino di un Eurostar o di un Minuetto, il paesaggio è molto diverso.

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Mibac sceglie Siena per il turismo slow. Langhe, Roero e Monferrato, possiamo darci una svegliata?!

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foto tratta da Targatocn

E fu così che l’ennesimo intervento sul turismo viene fatto in quel di Siena. Per carità, non si offendano gli amici toscani, anzi, sappiate che la mia è tutta invidia. Ma noi del basso Piemonte quand’è che ci diamo una mossa? Ce la cantiamo e suoniamo facendoci fischiare le orecchie su quanto è bello il nostro territorio, su quanto è buono il nostro territorio, su quanto è onesto il nostro territorio, su quanto è eccellente il nostro territorio ma ci manca sempre un pezzo di storia che nessuno vuole vedere, le infrastrutture di trasporto.

Ci vuole molto a capire che il famigerato territorio ha bisogno di infrastrutture per far  muovere i propri turisti? Le piogge di marzo hanno letteralmente devastato intere strade. Oggi la provinciale che da Novello porta a Barolo è chiusa al traffico, il tratto Barolo-Monforte ha diverse spaccature, la strada Monforte-Dogliani è franata…continuo?

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A questo disastro aggiungo la querelle che si prolunga da anni sui “servizi” ferroviari. Asti-Alba, quel bel tratto che per diversi km passa attraverso i vigneti, chiusa; Bra-Ceva…lasciamo stare, siamo tra le lacrime e la risata isterica. Il tratto Alba-Bra lo elettrifichiamo? nooo, facciamo un nuovo tracciato! E poi la solita frase che impera: ma chi se ne frega dei treni! tanto chi li usa. Già, chissene! Intanto a Siena parte un progetto per sviluppare il turismo Slow, con i treni, proprio quello Slow che da noi viene decantato e osannato.

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foto tratta da mountainblog

Non è forse arrivato il momento che tutti insieme ci facciamo delle domande e ci diamo delle risposte? E non tiriamo fuori sempre il discorso che mancano i soldi, la Provincia, i politici ecc. Qui manca la volontà di base di ognuno di noi di fare qualcosa per cambiare rotta, in senso metaforico ma anche letterario del termine

http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/feed/pdf/Programma-imported-49866.pdf

I protagonisti di Nascetta Story: ENRICO RIVETTO

Tra Sinio e Serralunga, nel cuore della Langa del Barolo, c’è una collina coperta da qualche bosco, un po’ di nocciole e le vigne che guardano direttamente il castello. È la collina di Lirano dove Enrico Rivetto produce Barolo, Barbera e ovviamente Nascetta. La particolarità di Enrico non è tanto il fatto che sia un produttore giovane, forse fra i più giovani della zona, ma è il suo entusiasmo nel raccontarti le cose, le sue vigne, il suo lavoro, i suoi esperimenti. Difficilmente ho incontrato un produttore così appassionato e convinto di ciò che sta facendo. E la prova l’ho avuta quando abbiamo chiacchierato circa la sua Nascetta. SERRALUNGA CASTELLO AUTONNO DA RIVETTO La fortuna di avere la tenuta su una intera collina è che puoi piantare le tue vigne verso l’esposizione che preferisci o desideri. Ed Enrico la Nascetta l’ha messa a nord. Il 2014 dal punto di vista climatico è stato un disastro ed avere le vigne verso nord, beh …forse era più di una scommessa. Eppure, nonostante la pioggia copiosa, l’uva Nascetta era perfetta, dal punto di vista sanitario la più sana, insieme al nebbiolo. In più Enrico ha capito che in quella posizione è obbligato a fare due vendemmie per arrivare così ad avere, alla fine, tutti i grappoli allo stesso punto di maturazione. RIVETTO Essere un contadino viticoltore vuol dire avere padronanza della tua terra, delle tue piante, del tuo clima. Si, anche del clima, perché è vero che non puoi far smettere di piovere o far uscire il sole a comando ma puoi sapere quando soffierà il tuo vento sulla tua collina e se hai alte o basse probabilità di grandine. Essere un contadino viticoltore vuol dire lavorare  e produrre in maniera attiva e non passiva. La vite in fin dei conti è una pianta infestante, in qualche modo produrrà sempre dei grappoli. Ma è proprio quel modo che il contadino deve controllare per arrivare all’eccellenza nella bottiglia. Essere un contadino viticoltore vuol dire avere il coraggio di sperimentare, perché di bottiglie di Barolo ne abbiamo a migliaia e vengono vendute tutte ma se vuoi eccellere devi sperimentare, come mettere una vigna a nord. Enrico ci ha raccontato che nella sua storia ha avuto anche l’Arneis, Perché abbandonare l’Arneis?, oggi il guadagno è sicuro, si sfiorano i 7 milioni di bottiglie, non si fa fatica a venderlo, perché abbandonarlo. La risposta…perchè non lo entusiasmava e, ben inteso, non il vino, non lo entusiasmava il produrre quel vino. Oggi il suo unico bianco è la Nascetta. Produrre Nascetta oggi vuol dire anche sperimentare ed Enrico Rivetto è uno di quei produttori che ci entusiasmano perché ancora oggi fanno rivivere lo spirito di 20 anni fa che ebbero Elvio Cogno e i fratelli Daniele, credere in un vitigno autoctono dalle grandi potenzialità con l’aggiunta che ci si può ancora divertire a produrre del vino.

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I protagonisti di Nascetta Story: STRA Azienda Agricola

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Roberto e la sua “bici” da vigna

A Novello c’è una piccola borgata, i Ciocchini, dove una stradina scende dolcemente circondata dalle vigne. È in questa piccola frazione che Franco Marenco fece assaggiare la sua Nascetta dell’86 ad Armando Gambera ed Elvio Cogno. Ai Ciocchini c’è l’azienda agricola Stra, cinque generazioni di vignaioli. Roberto, Maresa e Paolo hanno una foresteria e intorno alla cascina i loro vigneti. Quando si arriva nel cortile si entra in un piccolo mondo dove sorriso e gentilezza sono la prima cosa che si nota. Pochi passi e ti accorgi che sei in un posto completamente diverso dal resto della Langa del Barolo. Non si è su un bricco o una collina, qui i vigneti ce li hai intorno, come se ne fossi immerso ed è per questo che qui dagli Stra arrivano dalla Svizzera, Germania, per non parlare di Giappone e Alaska. E la Nascetta ormai fa parte della famiglia. Poche bottiglie, 1500, un nuovo vigneto che raddoppierà la produzione tra qualche anno, l’ entusiasmo di coltivare la terra cosa se fosse la cosa più semplice del mondo.

Le bottiglie Stra non le troverete in giro per ristoranti o enoteche. Se ne volete assaggiare una bisogna andare ai Ciocchini di Novello e passare un po’ di tempo con Roberto e Maresa e con loro si può capire qualcosa in più di Langa, vino e cultura contadina. Il problema sarà trovare una scusa per tornare a casa, alla propria vita, dopo essere stati immersi tra le vigne di Langa.

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Il paesaggio dell’azienda agricola Stra
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dal blog Living in the Langhe

I protagonisti di Nascetta Story: LE STRETTE

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Vigne di Nascetta in Bergera-Pezzole a Novello

La rinascita della Nascetta, nei primi anni ’90 oltre che da Elvio Cogno, passa anche dai fratelli Daniele, enologi prima, viticoltori successivamente. Savio conosce per la prima volta la Nascetta quando ancora frequenta la scuola enologica di Alba. Ha la fortuna di avere come professore Carlo Arnulfo che, sul finire degli anni ’80, porta i suoi studenti alla scoperta di questo strano vitigno bianco autoctono. Evidentemente è destino perché gli anni passano ma il caso vuole che sua moglie, novellese, sia parente stretta di quel Franco Marenco che la Nascetta continuava a coltivarla e vinificarla in purezza, da sempre, lui con pochissimi altri viticoltori di Novello.

In un pomeriggio di una domenica qualsiasi Franco fa assaggiare la sua Nascetta a Savio, rigorosamente dolce, accompagnata da biscotti di meliga come vuole l’usanza. Sono i primi anni ’90 e la cantina Le Strette dei fratelli Daniele non esiste ancora ma il progetto c’è ed è concreto. E la scoperta di questo straordinario vitigno dà un ulteriore impulso ai due fratelli per cominciare una straordinaria avventura.

E così di anno in anno cominciano le sperimentazioni sulla vinificazione di Nascetta, prima in piccolissimi quantitativi, una damigiana o poco più, poi qualche centinaio di bottiglie fino ad oggi dove la produzione è salita a più di 3000 bottiglie. Savio e Mauro, nella loro sala degustazione hanno incorniciato in un unico quadro le 7 etichette di Nascetta, dalla primissima primordiale a quella attuale, a testimoniare un percorso lungo, spesso faticoso, in vigna, in cantina ma anche nell’intricata burocrazia per dare il giusto valore ad un vitigno che oggi è catalogato anche grazie alla volontà dei Daniele.

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da tigulliovino.it
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Mauro e Savio Daniele con Chiara Prato, giornalista Rai del Tg2

APPUNTI DI MARKETING DEL VINO

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foto da comunicalab

 

Perché alcuni vini sono “sfigati”? Riprendo l’incipit dell’articolo di Gariglio su Slowine (http://www.slowfood.it/slowine/sommersi-e-salvati-perche-alcuni-vitigni-sono-sfigati-e-altri-hanno-successo/) sul perché alcuni vini, seppur buoni, non riescono a sfondare il mercato. Pare che nessuno sappia dare una risposta, che purtroppo invece esiste. La discussione di Slowine parte dalla Freisa e la preoccupazione dei produttori è tale che “I vignaioli hanno chiesto a me e altri giornalisti presenti una formula per uscire dalla crisi”(cit). Già! Perché io quando ho un problema nel mio orto e non so come far crescere al meglio i miei pomodori la prima cosa che faccio è andare dal mio macellaio di fiducia e chiedere aiuto, più o meno il senso è quello.

Oggi per vendere vino (e badate bene, per vino intendo quello che raggiunge elevati standard di qualità) non basta più il fattore “prodotto buono”. Il vino è legato al suo territorio e se non si capisce che per uscire dalle sabbie mobili bisogna fare sistema allora il problema continuerà ad esistere. Cooperare tra i produttori, i ristoratori, gli albergatori, enti pubblici e privati che “vendono” il territorio. E per fare tutto questo come si fa. Una fiera? una degustazione in più? Un cercare il punteggio più alto sulle guide? Anche, ma non basta.

Prendete la vetrina di un negozio di scarpe. Oggi in vetrina ha 20 scarpe, domani idem, dopo una settimana, la vetrina ha sempre le stesse 20 scarpe, dopo un mese, dopo un anno. Pensate che sul medio termine il negozio avrà ancora clienti? Dopo due volte che entro se vedo che il prodotto è lo stesso non entro più, cercherò altro. Ora trasportate questo concetto sul vino. Vado in fiera, con le mie bottiglie, anno dopo anno, stesse etichette, stessi nomi, stessa brochure che spiega l’azienda, stesso sito dal 1992 (se va bene), stesse foto, stesso video aziendale fatto in casa. Perché dovrei fermarmi da te?

I produttori vitivinicoli, soprattutto quelli medio piccoli, devono capire che oggi un buon marketing ti può aiutare, fermo restando che nelle tue bottiglie ci sia un ottimo prodotto, si parte sempre da li. Ma il tuo prodotto devi farlo uscire.

PUNTO PRIMO – Fare sistema con altri produttori. E’ autodistruttivo farsi la guerra a vicenda, “Il mio vino è il migliore perché…” è la frase più sbagliata che si possa dire ad un cliente. Devi esaltare il tuo vino, farne percepire tutti i pregi e parlare sempre in maniera allargata sul tuo territorio. Cosa succede se il tuo cliente beve il tuo vino, gli hai detto che è il migliore della zona, poi lo stesso cliente farà visita ad un’altra cantina e per qualche motivo (gusto, sensazione, meteo o altro) troverà quel vino migliore del tuo. Sicuramente penserà che l’hai preso per i fondelli e da te non tornerà più. Il tuo vino non sarà mai migliore ma diverso per storia, cultura e passione della tua famiglia che produce. Fare sistema.

PUNTO SECONDO – Farsi aiutare. Ad ognuno il suo mestiere, tu fai il vino io mi preoccupo della tua comunicazione. Il primo errore è pensare che il marketing e la comunicazione siano soldi buttati. “Ma io vado in tutte le fiere e spendo solo enormi cifre e non porto a casa nulla”. Gia! Ma in fiera con cosa ci vai? E in quali fiere vai? Oggi il consumatore, il winelover, è appassionato di quello che beve, si certo, ma soprattutto di quello che sta dietro al bicchiere, la storia, la tradizione, la terra, la famiglia, sono queste le cose da raccontare per far avvicinare il potenziale consumatore. E questa storia la devo rendere al meglio con le migliori tecniche e tecnologie presenti oggi. Raccontare una storia, la storia del tuo vino, questo oggi bisogna vendere. E per farlo bisogna affidarsi a chi le storie le sa raccontare e lo sa fare con un certo stile che non è sicuramente quello del puro video aziendale dove si narra che “produciamo 1 milione di bottiglie l’anno” ma si racconterà che fu il bisnonno prima della guerra a fare la prima vendemmia, senza i trattori ma con i carri trainati dai buoi. E allora vedrete gli occhi dei vostri winelovers magicamente illuminarsi.

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Le produzioni di Stuffilm

I PROTAGONISTI DI NASCETTA STORY: ELVIO COGNO

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Per parlare di Nascetta bisogna per forza incominciare dall’azienda Elvio Cogno di Novello, oggi guidata da Valter Fissore. E bisogna anche tornare indietro di parecchi anni. Era il 1991 ed Elvio Cogno, in una chiacchierata con Armando Gambera, raccontò di un ultimo viticoltore di Novello, che conservava ancora qualche bottiglia di Nascetta. Nel 1991 il vitigno era quasi estinto e di vino neanche a parlarne. Solo gli attenti conoscitori della Langa come appunto Cogno, Gambera e Carlo Arnulfo, ormai avevano ricordi di questo vino. Chi a Novello aveva mantenuto alcuni filari li usava per vinificare altri vini. Tornando a quel 1991 Cogno e Gambera decisero di andare appunto a trovare Franco Marenco per poter assaggiare la Nascetta. Franco portò in tavola una bottiglia del 1986! Vinificazione dolce, in purezza! Sembrava incredibile ma quel bianco dolce era ancora integro, ma non solo. Quell’assaggio fu così fondamentale che ispirò in primis Elvio Cogno e Valter Fissore sostenuti ovviamente da Gambera e Arnulfo che già da qualche tempo ne studiavano le caratteristiche.

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Provate ad immaginare cosa vuol dire assaggiare un vino bianco vecchio di 5 anni, guardarsi intorno e scoprire che però le vigne di Nascetta non esistono più, soppiantate da “banalissimi” Chardonnay e Sauvignon . Bisognava fare qualcosa. Da qui parte la meravigliosa avventura dell’unico bianco autoctono di Langa, dal carattere forte e deciso, un vino da messa e allo stesso tempo un vino da invecchiamento, come se fosse dell’Italia orientale. Dolce, secco, spumantizzato. Già, anche con le bollicine. Ne parlava il Fantini a fine ‘800 ed oggi qualche novellese ci riprova. Le sperimentazioni sono in corso e tutte ben accette, per il bene del vitigno, del vino e della storia di un piccolo paese della Langa del Barolo.

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LE LANGHE INCONTRANO IL GRANDUCATO DI PARMA

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In teoria un buon cicloturista può tranquillamente farsi un viaggetto con la sua bici dalle Langhe al Granducato di Parma. Però in attesa che si sciolga la neve, venga data una bella verniciata e una controllatina alle gomme iniziamo a goderci questo bel gemellaggio tra due territori così vicini eppure così distanti per la loro storia. Nel 2015 si avvicinano forse per la prima volta grazie alla loro vocazione enogastronomica.  Un gemellaggio voluto da Comitato per la valorizzazione dei castelli delle Langhe e del Roero e i Parchi del Ducato di Parma e Piacenza insieme all’ Unione Montana Appennino Parma Est

Associazioni come Strada del Barolo proporranno eventi per la valorizzazione dei prodotti di Langa e delle province di Parma e Piacenza. Potranno anche essere piccoli passi nel turbinio del turismo mondiale ma, dal mio modesto punto di vista, essenziali per far circolare il più possibile il turista e dargli un’offerta sempre maggiore. Scambi di questo tipo danno stimoli nuovi a chi produce e a chi usufruisce dei prodotti. Provate a pensare al turista che si recherà alla festa medievale di Torrechiara e potrà trovare sul suo tavolo si capocollo e prosciutto ma anche una bottiglia dei nostri vini magari “serviti” con le ottime storie dei nostri produttori. È facile pensare che la sua prossima tappa enogastronomica potrà essere la collina di Langa.

E allora ben vengano questi gemellaggi, queste esperienze e questi scambi, dovrebbero essercene di più frequenti, soprattutto con territori limitrofi. Il segreto del successo è sempre l’unione e mai la solitudine, sempre, in ogni campo, ancor di più se ciò che abbiamo di più caro, la nostra terra è così amata da tutti.

UN MENU ACCOMPAGNATO DALLA NASCETTA, PROVARE PER CREDERE

BICCHIERI NAS-CETTA

Durante la lavorazione di Nascetta Story ci è venuto un dubbio. Ma se la Vernaccia di San Giminiano la abbinano persino con il capitone, con la Nascetta di Novello cosa mangiamo? E allora siamo andati da Armando Gambera che ci ha fatto un menù di tutto rispetto, dall’antipasto ai formaggi bevendo solo Nascetta