Nascetta Story, per chi non c’era

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Ed eccoci arrivati alla fine di un viaggio, la prima di Nascetta Story. Da oggi porteremo la storia di Novello, della Nascetta e dei contadini delle Langhe in giro per l’Italia. Grazie alle oltre 200 persone che sono state con noi al Castello e che hanno applaudito questo piccolo film

I PROTAGONISTI DI NASCETTA STORY: LA NAS-CËTTA

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Otto produttori in Novello, fuori dai confini comunali ne aggiungiamo più di dieci. Il più lontano ad oggi si trova a Santo Stefano Belbo. Abbiamo parlato dei nostri attori principali, i produttori che in circa 20 anni sono riusciti a dar nuova vita alla Nas-Cëtta con l’obiettivo tra altri 10 anni di poter ottenere una Docg. Ma la vera protagonista del nostro film è ovviamente la Nascetta. Oggi il Langhe Doc Nascetta è sicuramente fra i bianchi con più possibilità di crescita sotto molti punti di vista. Della qualità, perché i primi produttori hanno cominciato le vinificazioni nel ’94  un po’ alla cieca, leggendo testi ottocenteschi e non molto altro, ottimi i risultati che sono arrivati ma loro stessi ci hanno raccontato che le potenzialità per migliorare ci sono ancora e ciò non fa altro che aumentare gli entusiasmi. Crescita di volumi (bottiglie e superficie vitata), sempre più produttori, novellesi e non fanno impianti e di conseguenza aumentano il numero di bottiglie, fermo restando che la Nascetta non potrà e non dovrà mai essere un vino dalle grandi cifre produttive, per preservare pianta e territorio da un eccessivo sfruttamento che ne minerebbe l’elitarietà. Anche la popolarità non è da meno, apprezzata ormai ovunque, riesce ad avere una doppia anima, un vino bianco di pronta beva o addirittura da invecchiamento, cercando (con tempo, pazienza e tanta professionalità) di arrivare ai livelli dei Riesling. La Langa è terra da invecchiamento, la Langa (e in seconda battuta i viticoltori) ha fatto la fortuna del Barolo e del Barbaresco e la stessa cosa accadrà con la Nascetta grazie proprio a questa sua anima che arriva direttamente dalle nostre terre calcaree.NAS-CETTA VIGNA BRUNO ROGGIA

LE MIE RIFLESSIONI SUL CAPORALATO DOPO L’INCHIESTA DI SLOWINE

NOVELLO LANGHE BELVEDERE

 

Quando da ragazzino “scendevo” a trovare i parenti in Puglia, la mattina andavo con mio nonno “‘o fond” (letteralmente “al fondo”, la terra, il pezzo di campagna) dove bisognava accudire gli olivi, le pesche, le vigne. Si partiva con il 128 celeste da Canosa, si faceva qualche km, si andava verso la strada di Andria e lì c’era la campagna del nonno. Durante quei pochi minuti di macchina si passava vicino ai latifondi e mio nonno mi diceva “Federì, li vid a chir’, fatëgan tant e nan mangën’ nint” (li vedi quelli, lavorano tanto e non mangiano niente). Decine e decine di persone già con la schiena curva chissà da quante ore. Normale amministrazione, quello che si è letto, visto e sentito sul caporalato in quelle terre (come in molte altre) è la normalità, funziona così da sempre, nei campi e sui cantieri, operai italiani e stranieri. Le forme di caporalato sono molteplici e quella più semplice è fare le aste (di forza lavoro) al ribasso arrivando anche a 3/5 euro come si diceva, ma in questo caso l’illegalità è palese e si può facilmente combattere se solo si volesse. Esiste però una forma dove su carta è tutto lecito, a norma, paga salariale come da contratto, tutto in regola, voucher o assunzioni, settimanali o giornaliere. E allora qual’è il problema? Il lavoratore “restituisce” al caporale una percentuale di quello che ha guadagnato per spese “varie ed eventuali”. Va da se che chi non “restituisce” il giorno dopo non lavora ne con lui ne con nessun altro. Adesso qualcuno si è accorto che anche nella ridente provincia del nord esiste questa forma di sfruttamento (un po’ come “la mafia al nord non esiste” ve la ricordate?). Carlin Petrini dopo l’articolo di Gariglio ha dato le sue indicazioni: che i produttori prendano una posizione netta contro questi metodi, che le cooperativa cooperino e non sfruttino, che i consorzi vigilino. Parole sante. C’è un “ma”, c’è sempre un “ma”. Tutto ciò è partito da un produttore che ha chiesto di parlare del fenomeno. Va bene, ne stiamo parlando o meglio…ne abbiamo già parlato ed è morta lì. È successo qualcosa? non mi sembra. Qualcuno si ricorda di che cosa è successo a Sarno nel gennaio 2010? Ecco, se non ve lo ricordate è perché nulla è cambiato. Il concetto è che quel produttore ha fatto bene a dare l’imbeccata per poter scrivere un articolo ma poi se i fatti non si denunciano (ad un giudice, ben inteso) non si va da nessuna parte e il problema rimane.

Va da se che ciò che dice Petrini nel suo primo punto dovrebbe essere la base: “Ai produttori chiedo di prendere immediatamente una posizione forte contro lo scandalo del lavoro nero, che non può essere ammesso in nessun caso. Non soltanto per ovvi motivi etici, umani. Forse non si rendono conto che senza una giusta paga e i giusti contributi per chi lavora ci sono poche possibilità di garantire la qualità del prodotto. È illegale ma anche controproducente.”

 

 

 

Nascetta in degustazione guidata a Novello

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Sabato 16 maggio e 30 maggio, nella Bottega del Vino di Novello, potrete godervi la Nas-cëtta in una degustazione guidata. Le 7 cantine di Novello che coltivano e producono Nas-Cëtta, Elvio Cogno, Le Strette, Vietto, San Silvestro, Stra, Marenco e La Pergola, vi condurranno in un percorso incredibile, alla scoperta dell’unico bianco autoctono di Langa. Loro in primis stanno portando in alto il nome della Nascetta, che ormai da anni ha varcato i confini del comune di Novello.

In questi due appuntamenti potrete immergervi in un piccolo mondo da cui difficilmente vorrete allontanarvi. La Nascetta non è il solito bianco da sorseggiare prima del pasto, o meglio, non è solo quello. La  versatilità dell’uva e del vitigno portano ad un vino sia di pronta beva che da invecchiamento. Ricordate la storia della leggendaria bottiglia del 1986 di Franco Marenco, bevuta ben 5 anni dopo? La Nascetta oggi, dopo 20 anni di sperimentazioni, è sicuramente una delle eccellenze tra i grandi vini di Langa ed in questi due appuntamenti, promossi dall’Associazione Produttori Nas-Cëtta Comune di Novello e dal Comune di Novello medesimo, avrete l’occasione di capire come sia possibile produrre un grande vino bianco in una terra di rossi. È indubbio che oggi, il Re dei rossi, il Barolo, ha finalmente trovato la sua regina, la Nas-Cëtta.

I protagonisti di Nascetta Story: Paolo Sartirano – Cantine San Silvestro

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Subito dopo la linea di confine tra i comuni di Barolo e Novello, sulla destra, c’è Cascina Ghercina che fa parte delle Cantine San Silvestro della famiglia Sartirano, in quella zona di Novello dove oggi si può percorrere a piedi o in bici, il bellissimo Sentiero della Nascetta.
Una lunga tradizione alle spalle, prima come commercianti di vino, oggi anche come produttori dei grandi vini di Langa.

Quando abbiamo incontrato Paolo Sartirano prima ci ha fatto conoscere le sue vigne di Nascetta, a ridosso di un piccolo laghetto artificiale che crea un particolare microclima, poi ci ha raccontato una storia diversa da quelle che avevamo ascoltato fino a quel momento e che ci ha fatto tornare indietro di 50 anni.

Il ricordo di Paolo quando da ragazzino andava ad accompagnare il padre a vendere vino in giro per il Piemonte è ancora molto vivo, praticamente indelebile. Erano tempi in cui si andava nel nord della regione e si andava a trovare il ristoratore, si assaggiavano i campioni e dopo una trattativa che sapeva più di cerimoniale che pura ricerca dello sconto, si ordinava il carico che a volte andava anche sulle 2000 bottiglie, quello era il vino per tutto l’anno. Insomma questo lungo racconto di Paolo con suo papà lo ritroverete nel dvd di Nascetta Story, non tanto per tirare fuori la stupida frase “si stava meglio quando si stava peggio” ma per capire che spesso basta darsi una calmata, camminare e non correre, perché alla lunga ad andar veloci molte cose non le vedi nemmeno, è come guardare fuori dal finestrino di un Eurostar o di un Minuetto, il paesaggio è molto diverso.

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Mibac sceglie Siena per il turismo slow. Langhe, Roero e Monferrato, possiamo darci una svegliata?!

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foto tratta da Targatocn

E fu così che l’ennesimo intervento sul turismo viene fatto in quel di Siena. Per carità, non si offendano gli amici toscani, anzi, sappiate che la mia è tutta invidia. Ma noi del basso Piemonte quand’è che ci diamo una mossa? Ce la cantiamo e suoniamo facendoci fischiare le orecchie su quanto è bello il nostro territorio, su quanto è buono il nostro territorio, su quanto è onesto il nostro territorio, su quanto è eccellente il nostro territorio ma ci manca sempre un pezzo di storia che nessuno vuole vedere, le infrastrutture di trasporto.

Ci vuole molto a capire che il famigerato territorio ha bisogno di infrastrutture per far  muovere i propri turisti? Le piogge di marzo hanno letteralmente devastato intere strade. Oggi la provinciale che da Novello porta a Barolo è chiusa al traffico, il tratto Barolo-Monforte ha diverse spaccature, la strada Monforte-Dogliani è franata…continuo?

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A questo disastro aggiungo la querelle che si prolunga da anni sui “servizi” ferroviari. Asti-Alba, quel bel tratto che per diversi km passa attraverso i vigneti, chiusa; Bra-Ceva…lasciamo stare, siamo tra le lacrime e la risata isterica. Il tratto Alba-Bra lo elettrifichiamo? nooo, facciamo un nuovo tracciato! E poi la solita frase che impera: ma chi se ne frega dei treni! tanto chi li usa. Già, chissene! Intanto a Siena parte un progetto per sviluppare il turismo Slow, con i treni, proprio quello Slow che da noi viene decantato e osannato.

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foto tratta da mountainblog

Non è forse arrivato il momento che tutti insieme ci facciamo delle domande e ci diamo delle risposte? E non tiriamo fuori sempre il discorso che mancano i soldi, la Provincia, i politici ecc. Qui manca la volontà di base di ognuno di noi di fare qualcosa per cambiare rotta, in senso metaforico ma anche letterario del termine

http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/feed/pdf/Programma-imported-49866.pdf

I protagonisti di Nascetta Story: ENRICO RIVETTO

Tra Sinio e Serralunga, nel cuore della Langa del Barolo, c’è una collina coperta da qualche bosco, un po’ di nocciole e le vigne che guardano direttamente il castello. È la collina di Lirano dove Enrico Rivetto produce Barolo, Barbera e ovviamente Nascetta. La particolarità di Enrico non è tanto il fatto che sia un produttore giovane, forse fra i più giovani della zona, ma è il suo entusiasmo nel raccontarti le cose, le sue vigne, il suo lavoro, i suoi esperimenti. Difficilmente ho incontrato un produttore così appassionato e convinto di ciò che sta facendo. E la prova l’ho avuta quando abbiamo chiacchierato circa la sua Nascetta. SERRALUNGA CASTELLO AUTONNO DA RIVETTO La fortuna di avere la tenuta su una intera collina è che puoi piantare le tue vigne verso l’esposizione che preferisci o desideri. Ed Enrico la Nascetta l’ha messa a nord. Il 2014 dal punto di vista climatico è stato un disastro ed avere le vigne verso nord, beh …forse era più di una scommessa. Eppure, nonostante la pioggia copiosa, l’uva Nascetta era perfetta, dal punto di vista sanitario la più sana, insieme al nebbiolo. In più Enrico ha capito che in quella posizione è obbligato a fare due vendemmie per arrivare così ad avere, alla fine, tutti i grappoli allo stesso punto di maturazione. RIVETTO Essere un contadino viticoltore vuol dire avere padronanza della tua terra, delle tue piante, del tuo clima. Si, anche del clima, perché è vero che non puoi far smettere di piovere o far uscire il sole a comando ma puoi sapere quando soffierà il tuo vento sulla tua collina e se hai alte o basse probabilità di grandine. Essere un contadino viticoltore vuol dire lavorare  e produrre in maniera attiva e non passiva. La vite in fin dei conti è una pianta infestante, in qualche modo produrrà sempre dei grappoli. Ma è proprio quel modo che il contadino deve controllare per arrivare all’eccellenza nella bottiglia. Essere un contadino viticoltore vuol dire avere il coraggio di sperimentare, perché di bottiglie di Barolo ne abbiamo a migliaia e vengono vendute tutte ma se vuoi eccellere devi sperimentare, come mettere una vigna a nord. Enrico ci ha raccontato che nella sua storia ha avuto anche l’Arneis, Perché abbandonare l’Arneis?, oggi il guadagno è sicuro, si sfiorano i 7 milioni di bottiglie, non si fa fatica a venderlo, perché abbandonarlo. La risposta…perchè non lo entusiasmava e, ben inteso, non il vino, non lo entusiasmava il produrre quel vino. Oggi il suo unico bianco è la Nascetta. Produrre Nascetta oggi vuol dire anche sperimentare ed Enrico Rivetto è uno di quei produttori che ci entusiasmano perché ancora oggi fanno rivivere lo spirito di 20 anni fa che ebbero Elvio Cogno e i fratelli Daniele, credere in un vitigno autoctono dalle grandi potenzialità con l’aggiunta che ci si può ancora divertire a produrre del vino.

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I protagonisti di Nascetta Story: LE STRETTE

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Vigne di Nascetta in Bergera-Pezzole a Novello

La rinascita della Nascetta, nei primi anni ’90 oltre che da Elvio Cogno, passa anche dai fratelli Daniele, enologi prima, viticoltori successivamente. Savio conosce per la prima volta la Nascetta quando ancora frequenta la scuola enologica di Alba. Ha la fortuna di avere come professore Carlo Arnulfo che, sul finire degli anni ’80, porta i suoi studenti alla scoperta di questo strano vitigno bianco autoctono. Evidentemente è destino perché gli anni passano ma il caso vuole che sua moglie, novellese, sia parente stretta di quel Franco Marenco che la Nascetta continuava a coltivarla e vinificarla in purezza, da sempre, lui con pochissimi altri viticoltori di Novello.

In un pomeriggio di una domenica qualsiasi Franco fa assaggiare la sua Nascetta a Savio, rigorosamente dolce, accompagnata da biscotti di meliga come vuole l’usanza. Sono i primi anni ’90 e la cantina Le Strette dei fratelli Daniele non esiste ancora ma il progetto c’è ed è concreto. E la scoperta di questo straordinario vitigno dà un ulteriore impulso ai due fratelli per cominciare una straordinaria avventura.

E così di anno in anno cominciano le sperimentazioni sulla vinificazione di Nascetta, prima in piccolissimi quantitativi, una damigiana o poco più, poi qualche centinaio di bottiglie fino ad oggi dove la produzione è salita a più di 3000 bottiglie. Savio e Mauro, nella loro sala degustazione hanno incorniciato in un unico quadro le 7 etichette di Nascetta, dalla primissima primordiale a quella attuale, a testimoniare un percorso lungo, spesso faticoso, in vigna, in cantina ma anche nell’intricata burocrazia per dare il giusto valore ad un vitigno che oggi è catalogato anche grazie alla volontà dei Daniele.

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da tigulliovino.it
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Mauro e Savio Daniele con Chiara Prato, giornalista Rai del Tg2

APPUNTI DI MARKETING DEL VINO

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foto da comunicalab

 

Perché alcuni vini sono “sfigati”? Riprendo l’incipit dell’articolo di Gariglio su Slowine (http://www.slowfood.it/slowine/sommersi-e-salvati-perche-alcuni-vitigni-sono-sfigati-e-altri-hanno-successo/) sul perché alcuni vini, seppur buoni, non riescono a sfondare il mercato. Pare che nessuno sappia dare una risposta, che purtroppo invece esiste. La discussione di Slowine parte dalla Freisa e la preoccupazione dei produttori è tale che “I vignaioli hanno chiesto a me e altri giornalisti presenti una formula per uscire dalla crisi”(cit). Già! Perché io quando ho un problema nel mio orto e non so come far crescere al meglio i miei pomodori la prima cosa che faccio è andare dal mio macellaio di fiducia e chiedere aiuto, più o meno il senso è quello.

Oggi per vendere vino (e badate bene, per vino intendo quello che raggiunge elevati standard di qualità) non basta più il fattore “prodotto buono”. Il vino è legato al suo territorio e se non si capisce che per uscire dalle sabbie mobili bisogna fare sistema allora il problema continuerà ad esistere. Cooperare tra i produttori, i ristoratori, gli albergatori, enti pubblici e privati che “vendono” il territorio. E per fare tutto questo come si fa. Una fiera? una degustazione in più? Un cercare il punteggio più alto sulle guide? Anche, ma non basta.

Prendete la vetrina di un negozio di scarpe. Oggi in vetrina ha 20 scarpe, domani idem, dopo una settimana, la vetrina ha sempre le stesse 20 scarpe, dopo un mese, dopo un anno. Pensate che sul medio termine il negozio avrà ancora clienti? Dopo due volte che entro se vedo che il prodotto è lo stesso non entro più, cercherò altro. Ora trasportate questo concetto sul vino. Vado in fiera, con le mie bottiglie, anno dopo anno, stesse etichette, stessi nomi, stessa brochure che spiega l’azienda, stesso sito dal 1992 (se va bene), stesse foto, stesso video aziendale fatto in casa. Perché dovrei fermarmi da te?

I produttori vitivinicoli, soprattutto quelli medio piccoli, devono capire che oggi un buon marketing ti può aiutare, fermo restando che nelle tue bottiglie ci sia un ottimo prodotto, si parte sempre da li. Ma il tuo prodotto devi farlo uscire.

PUNTO PRIMO – Fare sistema con altri produttori. E’ autodistruttivo farsi la guerra a vicenda, “Il mio vino è il migliore perché…” è la frase più sbagliata che si possa dire ad un cliente. Devi esaltare il tuo vino, farne percepire tutti i pregi e parlare sempre in maniera allargata sul tuo territorio. Cosa succede se il tuo cliente beve il tuo vino, gli hai detto che è il migliore della zona, poi lo stesso cliente farà visita ad un’altra cantina e per qualche motivo (gusto, sensazione, meteo o altro) troverà quel vino migliore del tuo. Sicuramente penserà che l’hai preso per i fondelli e da te non tornerà più. Il tuo vino non sarà mai migliore ma diverso per storia, cultura e passione della tua famiglia che produce. Fare sistema.

PUNTO SECONDO – Farsi aiutare. Ad ognuno il suo mestiere, tu fai il vino io mi preoccupo della tua comunicazione. Il primo errore è pensare che il marketing e la comunicazione siano soldi buttati. “Ma io vado in tutte le fiere e spendo solo enormi cifre e non porto a casa nulla”. Gia! Ma in fiera con cosa ci vai? E in quali fiere vai? Oggi il consumatore, il winelover, è appassionato di quello che beve, si certo, ma soprattutto di quello che sta dietro al bicchiere, la storia, la tradizione, la terra, la famiglia, sono queste le cose da raccontare per far avvicinare il potenziale consumatore. E questa storia la devo rendere al meglio con le migliori tecniche e tecnologie presenti oggi. Raccontare una storia, la storia del tuo vino, questo oggi bisogna vendere. E per farlo bisogna affidarsi a chi le storie le sa raccontare e lo sa fare con un certo stile che non è sicuramente quello del puro video aziendale dove si narra che “produciamo 1 milione di bottiglie l’anno” ma si racconterà che fu il bisnonno prima della guerra a fare la prima vendemmia, senza i trattori ma con i carri trainati dai buoi. E allora vedrete gli occhi dei vostri winelovers magicamente illuminarsi.

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Le produzioni di Stuffilm