I protagonisti di Nascetta Story: LE STRETTE

NAS-CETTA VIGNA PEZZOLE
Vigne di Nascetta in Bergera-Pezzole a Novello

La rinascita della Nascetta, nei primi anni ’90 oltre che da Elvio Cogno, passa anche dai fratelli Daniele, enologi prima, viticoltori successivamente. Savio conosce per la prima volta la Nascetta quando ancora frequenta la scuola enologica di Alba. Ha la fortuna di avere come professore Carlo Arnulfo che, sul finire degli anni ’80, porta i suoi studenti alla scoperta di questo strano vitigno bianco autoctono. Evidentemente è destino perché gli anni passano ma il caso vuole che sua moglie, novellese, sia parente stretta di quel Franco Marenco che la Nascetta continuava a coltivarla e vinificarla in purezza, da sempre, lui con pochissimi altri viticoltori di Novello.

In un pomeriggio di una domenica qualsiasi Franco fa assaggiare la sua Nascetta a Savio, rigorosamente dolce, accompagnata da biscotti di meliga come vuole l’usanza. Sono i primi anni ’90 e la cantina Le Strette dei fratelli Daniele non esiste ancora ma il progetto c’è ed è concreto. E la scoperta di questo straordinario vitigno dà un ulteriore impulso ai due fratelli per cominciare una straordinaria avventura.

E così di anno in anno cominciano le sperimentazioni sulla vinificazione di Nascetta, prima in piccolissimi quantitativi, una damigiana o poco più, poi qualche centinaio di bottiglie fino ad oggi dove la produzione è salita a più di 3000 bottiglie. Savio e Mauro, nella loro sala degustazione hanno incorniciato in un unico quadro le 7 etichette di Nascetta, dalla primissima primordiale a quella attuale, a testimoniare un percorso lungo, spesso faticoso, in vigna, in cantina ma anche nell’intricata burocrazia per dare il giusto valore ad un vitigno che oggi è catalogato anche grazie alla volontà dei Daniele.

nascetta le strette
da tigulliovino.it
CHIARA PRATO CON SAVIO E MAURO DANIELE
Mauro e Savio Daniele con Chiara Prato, giornalista Rai del Tg2
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PERCHÉ FACCIAMO UN FILM SUL VINO?

VIGNE AUTUNNO_3

Se siete stati al convegno “Psicologia e Marketing Enologico” che si è tenuto all’Enologica di Alba probabilmente avreste già la risposta. In caso contrario, beh…ve lo diciamo ora, anche se in realtà, chi segue il blog e la pagina Fb qualcosa avrebbe dovuto già capire.

Chiariamo subito un punto, Nascetta Story non è un video aziendale, non è un filmato istituzionale, non è un prodotto commissionato. Ma allora che diavolo è? Un film, un documentario che racconta una storia, semplice. E perché lo fate? Ecco qua la domanda che in realtà non dovrebbe esistere. Non c’è un perché o meglio non in senso negativo.

Al convegno Psicologia e Marketing Enologico, organizzato da Strada del Barolo e Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino il nodo fondamentale della questione per fortuna è venuto fuori. In maniera molto sintetica riassumo: il Piemonte (e di conseguenza le Langhe Roero e Monferrato) è considerato dal mondo un’eccellenza nell’enogastronomia. Questa eccellenza bisogna tramutarla in profitto considerando il fatto che California e Australia cominciano a produrre anche buon vino. Detto questo ci sono delle lacune da colmare e tali lacune stanno tutte nel marketing, almeno per la maggior parte delle aziende. E per marketing intendo il proprio le basi di tale disciplina: la voglia e la necessità di fare gruppo, il video making, la fotografia, il social network il sito internet e ultimo ma essenziale l’assoluto bisogno di raccontare, lo storytelling insomma.

Ma allora torniamo alla domanda iniziale, perché facciamo un film sul vino se non è un video commissionato, di cosa stiamo parlando? Lo facciamo perché amiamo il vino e il suo territorio, perché dall’unione di terra, uomo, pianta, nascono migliaia di storie da raccontare che poi sarebbe il succo del nostro mestiere di filmmaker. E se questo nostro lavoro può essere utile al merketing del vino e del territorio allora vorrà dire che tutto questo serve e dovrebbe smuovere anche tutti coloro che pensano che basta il liquido dentro la bottiglia a vendere la stessa. Chiaro, se il vino fa schifo non ci sarà nessun santo che potrà migliorare le tue vendite. Ma se il tuo vino è eccellente, buono, ottimo, perché non farlo sapere a tutto il mondo? E per fare questo bisogna semplicemente raccontare il vino perché oggi il winelover vuole sapere tutto sul liquido dentro il suo bicchiere ma ancor di più vuole scoprire la terra da dove esce quel vino, la storia della famiglia che ogni mattina si sveglia e passa le sue giornate tra i filari per arrivare a quel prodotto così esclusivo, in poche parole vuole essere parte della storia del vino.

LE VIGNE SOTTO LA NEVE OVVERO IL RIPOSO DEL GUERRIERO

NEVE IN VIGNA

E finalmente la neve arrivò. Passeggiare tra le vigne imbiancate nel silenzio della campagna e rendersi conto che quello che stai vedendo è l’inizio di un qualcosa di magico. Oggi le viti riposano sotto la neve e se ne staranno li tranquille ancora per qualche settimana, fino a quando cominceranno a risvegliarsi e sprigioneranno tutta la loro vitalità. Il riposo del guerriero prima della battaglia, il riposo della vite che tra poco inizierà ad inerpicarsi, a germogliare, a fiorire. Il riposo del guerriero è anche il riposo del contadino. Poche settimane di pace per poi riprendere il suo lavoro di addomesticamento della pianta per farla rivivere ancora una volta come lui vuole, con il giusto fogliame ed i grappoli scelti. Sarà una lunga “battaglia” tra la vite e il vignaiolo, combatterà contro le intemperie, le malattie, camminerà per chilometri, su e giù per i filari, ogni giorno guardando in faccia ogni singola pianta di vite affinché in autunno potrà gioire del suo lavoro. Ma per oggi, i guerrieri, la vite come il contadino, riposano.

RACCONTIAMO IL VINO COMINCIANDO DALL’UOMO

BRUNO ROGGIA BARBATELLE

É l’unico modo che abbiamo imparato e che difendiamo: quello che esce da una bottiglia di vino non è alchimia o strane diavolerie da “piccolo chimico”. Mario Soldati ce lo ricorda in ogni singola pagina da lui scritta, prima di tutto c’è il contadino e la sua terra, è da li che parte tutto. La scoperta di qualche giorno fa di semi di vite di epoca nuragica (http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2015/01/29/news/vino_scoperto_in_sardegna_il_pi_antico_vitigno_del_mediterraneo-105918935/?ref=HREC1-26), quindi di circa 3mila anni fa, è uno degli esempi di come il rapporto tra uomo e vite sia così visceralmente incatenato, forse alla pari di quello che c’è tra l’uomo e il cane.

E per raccontare tutto ciò non ci resta altro che cambiarci scarpe e pantaloni, scendere in vigna e seguire come un’ombra il contadino che padroneggia il suo mestiere come il pittore fa con la tela. L’incipit di “Signori del vino” (http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2015-01-31&ch=2&v=472143&vd=2015-01-31&vc=2#day=2015-01-31&ch=2&v=472143&vd=2015-01-31&vc=2) , il programma di Rai2 del Direttore Masi, procede in linea con il nostro pensiero (più o meno). Gaja che fa “assaggiare” la terra dei suoi vigneti ai due narratori poteva essere una buona cosa. Ma poi Simonit viene relegato in un cantuccio con la sua piccozza e liquidato in 30 secondi e sono quasi certo che lo spettatore abbia capito che Marco Simonit sia più che altro una specie di “Mario Tozzi” e da lì tutto si va perdendo. Certo, in 28 minuti (tanto dura il programma) non si può pretendere molto e per questo che non vado oltre nei commenti.

Ma lasciatemi vantare della nostra piccola “Nascetta Story” perché, per raccontare la resurrezione di un vitigno, abbiamo viaggiato per le vigne di Langa per 12 mesi, parlato con il produttore famoso come con il contadino anziano e forse, quando a giugno uscirà il documentario, potremo vantarci di aver raccontato una piccola ma bella storia di contadini vignaioli della Langa del Barolo.