Nascetta in degustazione guidata a Novello

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Sabato 16 maggio e 30 maggio, nella Bottega del Vino di Novello, potrete godervi la Nas-cëtta in una degustazione guidata. Le 7 cantine di Novello che coltivano e producono Nas-Cëtta, Elvio Cogno, Le Strette, Vietto, San Silvestro, Stra, Marenco e La Pergola, vi condurranno in un percorso incredibile, alla scoperta dell’unico bianco autoctono di Langa. Loro in primis stanno portando in alto il nome della Nascetta, che ormai da anni ha varcato i confini del comune di Novello.

In questi due appuntamenti potrete immergervi in un piccolo mondo da cui difficilmente vorrete allontanarvi. La Nascetta non è il solito bianco da sorseggiare prima del pasto, o meglio, non è solo quello. La  versatilità dell’uva e del vitigno portano ad un vino sia di pronta beva che da invecchiamento. Ricordate la storia della leggendaria bottiglia del 1986 di Franco Marenco, bevuta ben 5 anni dopo? La Nascetta oggi, dopo 20 anni di sperimentazioni, è sicuramente una delle eccellenze tra i grandi vini di Langa ed in questi due appuntamenti, promossi dall’Associazione Produttori Nas-Cëtta Comune di Novello e dal Comune di Novello medesimo, avrete l’occasione di capire come sia possibile produrre un grande vino bianco in una terra di rossi. È indubbio che oggi, il Re dei rossi, il Barolo, ha finalmente trovato la sua regina, la Nas-Cëtta.

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La Nas-Cëtta di Novello ha il suo sentiero per il trekking

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Da oggi puoi conoscere la Nas-Cëtta di Novello anche facendo una passeggiata. Dopo un anno di preparazione il comune di Novello ha finalmente attivato i suoi sentieri, sono ben cinque, segnalati dettagliatamente e che coprono l’intero territorio comunale. Elio Sabena di Trekking in Langa è la guida naturalistica che ha disegnato tutti i percorsi e si è occupato personalmente della realizzazione.

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Sabato 2 maggio è stato il giorno ufficiale dell’apertura del Sentiero della Nas-Cëtta di Novello ed è stato incredibile vedere più di 100 persone passeggiare tutte insieme alla scoperta di questo nuovissimo percorso, una giornata caratterizzata anche dalla visita alle cantine, sorseggiando Nas-Cëtta, mangiando una fetta di salame o un pezzetto di torta alle nocciole.

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Un percorso semplice, adatto a tutti e di una bellezza impressionante, camminando tra vigneti, campi, noccioleti. un percorso che viaggia a fianco di alcune delle cantine che oggi coltivano e producono Nas-Cëtta in Novello.

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Per chi vorrà cimentarsi in 6.5 km di camminata per una durata di 1h e 50 min dovrà seguire le indicazioni di colore bianco/viola partendo dal centro del paese o da Piazza Monviso.

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I protagonisti di Nascetta Story: Paolo Sartirano – Cantine San Silvestro

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Subito dopo la linea di confine tra i comuni di Barolo e Novello, sulla destra, c’è Cascina Ghercina che fa parte delle Cantine San Silvestro della famiglia Sartirano, in quella zona di Novello dove oggi si può percorrere a piedi o in bici, il bellissimo Sentiero della Nascetta.
Una lunga tradizione alle spalle, prima come commercianti di vino, oggi anche come produttori dei grandi vini di Langa.

Quando abbiamo incontrato Paolo Sartirano prima ci ha fatto conoscere le sue vigne di Nascetta, a ridosso di un piccolo laghetto artificiale che crea un particolare microclima, poi ci ha raccontato una storia diversa da quelle che avevamo ascoltato fino a quel momento e che ci ha fatto tornare indietro di 50 anni.

Il ricordo di Paolo quando da ragazzino andava ad accompagnare il padre a vendere vino in giro per il Piemonte è ancora molto vivo, praticamente indelebile. Erano tempi in cui si andava nel nord della regione e si andava a trovare il ristoratore, si assaggiavano i campioni e dopo una trattativa che sapeva più di cerimoniale che pura ricerca dello sconto, si ordinava il carico che a volte andava anche sulle 2000 bottiglie, quello era il vino per tutto l’anno. Insomma questo lungo racconto di Paolo con suo papà lo ritroverete nel dvd di Nascetta Story, non tanto per tirare fuori la stupida frase “si stava meglio quando si stava peggio” ma per capire che spesso basta darsi una calmata, camminare e non correre, perché alla lunga ad andar veloci molte cose non le vedi nemmeno, è come guardare fuori dal finestrino di un Eurostar o di un Minuetto, il paesaggio è molto diverso.

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Mibac sceglie Siena per il turismo slow. Langhe, Roero e Monferrato, possiamo darci una svegliata?!

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foto tratta da Targatocn

E fu così che l’ennesimo intervento sul turismo viene fatto in quel di Siena. Per carità, non si offendano gli amici toscani, anzi, sappiate che la mia è tutta invidia. Ma noi del basso Piemonte quand’è che ci diamo una mossa? Ce la cantiamo e suoniamo facendoci fischiare le orecchie su quanto è bello il nostro territorio, su quanto è buono il nostro territorio, su quanto è onesto il nostro territorio, su quanto è eccellente il nostro territorio ma ci manca sempre un pezzo di storia che nessuno vuole vedere, le infrastrutture di trasporto.

Ci vuole molto a capire che il famigerato territorio ha bisogno di infrastrutture per far  muovere i propri turisti? Le piogge di marzo hanno letteralmente devastato intere strade. Oggi la provinciale che da Novello porta a Barolo è chiusa al traffico, il tratto Barolo-Monforte ha diverse spaccature, la strada Monforte-Dogliani è franata…continuo?

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A questo disastro aggiungo la querelle che si prolunga da anni sui “servizi” ferroviari. Asti-Alba, quel bel tratto che per diversi km passa attraverso i vigneti, chiusa; Bra-Ceva…lasciamo stare, siamo tra le lacrime e la risata isterica. Il tratto Alba-Bra lo elettrifichiamo? nooo, facciamo un nuovo tracciato! E poi la solita frase che impera: ma chi se ne frega dei treni! tanto chi li usa. Già, chissene! Intanto a Siena parte un progetto per sviluppare il turismo Slow, con i treni, proprio quello Slow che da noi viene decantato e osannato.

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foto tratta da mountainblog

Non è forse arrivato il momento che tutti insieme ci facciamo delle domande e ci diamo delle risposte? E non tiriamo fuori sempre il discorso che mancano i soldi, la Provincia, i politici ecc. Qui manca la volontà di base di ognuno di noi di fare qualcosa per cambiare rotta, in senso metaforico ma anche letterario del termine

http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/feed/pdf/Programma-imported-49866.pdf

I protagonisti di Nascetta Story: ENRICO RIVETTO

Tra Sinio e Serralunga, nel cuore della Langa del Barolo, c’è una collina coperta da qualche bosco, un po’ di nocciole e le vigne che guardano direttamente il castello. È la collina di Lirano dove Enrico Rivetto produce Barolo, Barbera e ovviamente Nascetta. La particolarità di Enrico non è tanto il fatto che sia un produttore giovane, forse fra i più giovani della zona, ma è il suo entusiasmo nel raccontarti le cose, le sue vigne, il suo lavoro, i suoi esperimenti. Difficilmente ho incontrato un produttore così appassionato e convinto di ciò che sta facendo. E la prova l’ho avuta quando abbiamo chiacchierato circa la sua Nascetta. SERRALUNGA CASTELLO AUTONNO DA RIVETTO La fortuna di avere la tenuta su una intera collina è che puoi piantare le tue vigne verso l’esposizione che preferisci o desideri. Ed Enrico la Nascetta l’ha messa a nord. Il 2014 dal punto di vista climatico è stato un disastro ed avere le vigne verso nord, beh …forse era più di una scommessa. Eppure, nonostante la pioggia copiosa, l’uva Nascetta era perfetta, dal punto di vista sanitario la più sana, insieme al nebbiolo. In più Enrico ha capito che in quella posizione è obbligato a fare due vendemmie per arrivare così ad avere, alla fine, tutti i grappoli allo stesso punto di maturazione. RIVETTO Essere un contadino viticoltore vuol dire avere padronanza della tua terra, delle tue piante, del tuo clima. Si, anche del clima, perché è vero che non puoi far smettere di piovere o far uscire il sole a comando ma puoi sapere quando soffierà il tuo vento sulla tua collina e se hai alte o basse probabilità di grandine. Essere un contadino viticoltore vuol dire lavorare  e produrre in maniera attiva e non passiva. La vite in fin dei conti è una pianta infestante, in qualche modo produrrà sempre dei grappoli. Ma è proprio quel modo che il contadino deve controllare per arrivare all’eccellenza nella bottiglia. Essere un contadino viticoltore vuol dire avere il coraggio di sperimentare, perché di bottiglie di Barolo ne abbiamo a migliaia e vengono vendute tutte ma se vuoi eccellere devi sperimentare, come mettere una vigna a nord. Enrico ci ha raccontato che nella sua storia ha avuto anche l’Arneis, Perché abbandonare l’Arneis?, oggi il guadagno è sicuro, si sfiorano i 7 milioni di bottiglie, non si fa fatica a venderlo, perché abbandonarlo. La risposta…perchè non lo entusiasmava e, ben inteso, non il vino, non lo entusiasmava il produrre quel vino. Oggi il suo unico bianco è la Nascetta. Produrre Nascetta oggi vuol dire anche sperimentare ed Enrico Rivetto è uno di quei produttori che ci entusiasmano perché ancora oggi fanno rivivere lo spirito di 20 anni fa che ebbero Elvio Cogno e i fratelli Daniele, credere in un vitigno autoctono dalle grandi potenzialità con l’aggiunta che ci si può ancora divertire a produrre del vino.

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I protagonisti di Nascetta Story: STRA Azienda Agricola

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Roberto e la sua “bici” da vigna

A Novello c’è una piccola borgata, i Ciocchini, dove una stradina scende dolcemente circondata dalle vigne. È in questa piccola frazione che Franco Marenco fece assaggiare la sua Nascetta dell’86 ad Armando Gambera ed Elvio Cogno. Ai Ciocchini c’è l’azienda agricola Stra, cinque generazioni di vignaioli. Roberto, Maresa e Paolo hanno una foresteria e intorno alla cascina i loro vigneti. Quando si arriva nel cortile si entra in un piccolo mondo dove sorriso e gentilezza sono la prima cosa che si nota. Pochi passi e ti accorgi che sei in un posto completamente diverso dal resto della Langa del Barolo. Non si è su un bricco o una collina, qui i vigneti ce li hai intorno, come se ne fossi immerso ed è per questo che qui dagli Stra arrivano dalla Svizzera, Germania, per non parlare di Giappone e Alaska. E la Nascetta ormai fa parte della famiglia. Poche bottiglie, 1500, un nuovo vigneto che raddoppierà la produzione tra qualche anno, l’ entusiasmo di coltivare la terra cosa se fosse la cosa più semplice del mondo.

Le bottiglie Stra non le troverete in giro per ristoranti o enoteche. Se ne volete assaggiare una bisogna andare ai Ciocchini di Novello e passare un po’ di tempo con Roberto e Maresa e con loro si può capire qualcosa in più di Langa, vino e cultura contadina. Il problema sarà trovare una scusa per tornare a casa, alla propria vita, dopo essere stati immersi tra le vigne di Langa.

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Il paesaggio dell’azienda agricola Stra
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dal blog Living in the Langhe

I protagonisti di Nascetta Story: LE STRETTE

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Vigne di Nascetta in Bergera-Pezzole a Novello

La rinascita della Nascetta, nei primi anni ’90 oltre che da Elvio Cogno, passa anche dai fratelli Daniele, enologi prima, viticoltori successivamente. Savio conosce per la prima volta la Nascetta quando ancora frequenta la scuola enologica di Alba. Ha la fortuna di avere come professore Carlo Arnulfo che, sul finire degli anni ’80, porta i suoi studenti alla scoperta di questo strano vitigno bianco autoctono. Evidentemente è destino perché gli anni passano ma il caso vuole che sua moglie, novellese, sia parente stretta di quel Franco Marenco che la Nascetta continuava a coltivarla e vinificarla in purezza, da sempre, lui con pochissimi altri viticoltori di Novello.

In un pomeriggio di una domenica qualsiasi Franco fa assaggiare la sua Nascetta a Savio, rigorosamente dolce, accompagnata da biscotti di meliga come vuole l’usanza. Sono i primi anni ’90 e la cantina Le Strette dei fratelli Daniele non esiste ancora ma il progetto c’è ed è concreto. E la scoperta di questo straordinario vitigno dà un ulteriore impulso ai due fratelli per cominciare una straordinaria avventura.

E così di anno in anno cominciano le sperimentazioni sulla vinificazione di Nascetta, prima in piccolissimi quantitativi, una damigiana o poco più, poi qualche centinaio di bottiglie fino ad oggi dove la produzione è salita a più di 3000 bottiglie. Savio e Mauro, nella loro sala degustazione hanno incorniciato in un unico quadro le 7 etichette di Nascetta, dalla primissima primordiale a quella attuale, a testimoniare un percorso lungo, spesso faticoso, in vigna, in cantina ma anche nell’intricata burocrazia per dare il giusto valore ad un vitigno che oggi è catalogato anche grazie alla volontà dei Daniele.

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da tigulliovino.it
CHIARA PRATO CON SAVIO E MAURO DANIELE
Mauro e Savio Daniele con Chiara Prato, giornalista Rai del Tg2

ANCH’IO POSSO ESSERE UN VIGNAIOLO…URCA!

Vino fatto in casa

Va bene…mi direte, “ma la vigna non ce l’hai!”, e che mi frega, c’ho il kit! Sono settimane che il mio amico Facebook tra le sponsorizzate mi propone i kit più svariati: Barolo, Brunello, RedWine, Chardonnay, Merlot, Verdicchio…no ma dico, facciamo un kit per la Nascetta. Così mentre Le Strette, Elvio Cogno, Stra, Marenco, Gavetta, La Pergola, Sartirano, Vietto, Rivetto, Ballarin perdono il loro tempo, tra i filari prima ed in cantina dopo, io mi metto li e piano piano mi costruisco il mio impero con la mia amata Nascetta, una busta sono 30 bottiglie.

Questa è la soluzione del futuro, non c’è nemmeno più bisogno della cantina. Le vigne magari le lasciamo che sono così tanto belle, e poi sono patrimonio Unesco, non si possono toccare. Io pensavo che bastava riuscire a vendere al discount una bottiglia di Chianti Classico a 2,90 euro o una di Colfondo a 2,50 per far avvicinare il popolo al vino. Invece c’è chi è andato oltre, oltre il discount, oltre l’etichetta fatta con Paint, oltre la bottiglia di vetro di terza scelta, oltre il liquido più o meno bevibile.

Qui qualcuno propone una rivoluzione. Siamo tutti vignaioli!

LE VIGNE SOTTO LA NEVE OVVERO IL RIPOSO DEL GUERRIERO

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E finalmente la neve arrivò. Passeggiare tra le vigne imbiancate nel silenzio della campagna e rendersi conto che quello che stai vedendo è l’inizio di un qualcosa di magico. Oggi le viti riposano sotto la neve e se ne staranno li tranquille ancora per qualche settimana, fino a quando cominceranno a risvegliarsi e sprigioneranno tutta la loro vitalità. Il riposo del guerriero prima della battaglia, il riposo della vite che tra poco inizierà ad inerpicarsi, a germogliare, a fiorire. Il riposo del guerriero è anche il riposo del contadino. Poche settimane di pace per poi riprendere il suo lavoro di addomesticamento della pianta per farla rivivere ancora una volta come lui vuole, con il giusto fogliame ed i grappoli scelti. Sarà una lunga “battaglia” tra la vite e il vignaiolo, combatterà contro le intemperie, le malattie, camminerà per chilometri, su e giù per i filari, ogni giorno guardando in faccia ogni singola pianta di vite affinché in autunno potrà gioire del suo lavoro. Ma per oggi, i guerrieri, la vite come il contadino, riposano.

RACCONTIAMO IL VINO COMINCIANDO DALL’UOMO

BRUNO ROGGIA BARBATELLE

É l’unico modo che abbiamo imparato e che difendiamo: quello che esce da una bottiglia di vino non è alchimia o strane diavolerie da “piccolo chimico”. Mario Soldati ce lo ricorda in ogni singola pagina da lui scritta, prima di tutto c’è il contadino e la sua terra, è da li che parte tutto. La scoperta di qualche giorno fa di semi di vite di epoca nuragica (http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2015/01/29/news/vino_scoperto_in_sardegna_il_pi_antico_vitigno_del_mediterraneo-105918935/?ref=HREC1-26), quindi di circa 3mila anni fa, è uno degli esempi di come il rapporto tra uomo e vite sia così visceralmente incatenato, forse alla pari di quello che c’è tra l’uomo e il cane.

E per raccontare tutto ciò non ci resta altro che cambiarci scarpe e pantaloni, scendere in vigna e seguire come un’ombra il contadino che padroneggia il suo mestiere come il pittore fa con la tela. L’incipit di “Signori del vino” (http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2015-01-31&ch=2&v=472143&vd=2015-01-31&vc=2#day=2015-01-31&ch=2&v=472143&vd=2015-01-31&vc=2) , il programma di Rai2 del Direttore Masi, procede in linea con il nostro pensiero (più o meno). Gaja che fa “assaggiare” la terra dei suoi vigneti ai due narratori poteva essere una buona cosa. Ma poi Simonit viene relegato in un cantuccio con la sua piccozza e liquidato in 30 secondi e sono quasi certo che lo spettatore abbia capito che Marco Simonit sia più che altro una specie di “Mario Tozzi” e da lì tutto si va perdendo. Certo, in 28 minuti (tanto dura il programma) non si può pretendere molto e per questo che non vado oltre nei commenti.

Ma lasciatemi vantare della nostra piccola “Nascetta Story” perché, per raccontare la resurrezione di un vitigno, abbiamo viaggiato per le vigne di Langa per 12 mesi, parlato con il produttore famoso come con il contadino anziano e forse, quando a giugno uscirà il documentario, potremo vantarci di aver raccontato una piccola ma bella storia di contadini vignaioli della Langa del Barolo.