WINEMARKETING ?! E CHE DIAVOLO È ?!

bicchiere nascetta homer-simpson

“Winemarketing? Si certo…abbiamo i depliant della cantina, e facciamo molte degustazioni”…e poi arriva la “parolina” che manda in panico: “ok, va bene, ma perché non provate a fare una comunicazione CROSSMEDIALE…” E li capisci che li hai persi, forse per sempre. Sai quando riesci ad intravedere il tipico sguardo di Homer Simpson quando Marge parla e lui pensa ai Donuts? Quello!

Intendiamoci, sono sempre di più le aziende “illuminate” o redente che hanno capito che bisogna andare oltre, oltre al giretto in cantina, oltre al depliant, oltre alle degustazioni. Produttori come Marilena Barbera o Donatella Colombini viaggiano molto sui social e lo fanno personalmente senza affidarsi ad agenzie, Mezzacorona e Planeta puntano molto sul videomaking di genere. Francesco Saverio Russo come wineblogger sta riuscendo a portare nuovi livelli di comunicazione tra diversi vignaioli. Qualcosa si muove, ma a me sembra che il passo sia quello dell’elefante, quando da altre parti del mondo (e già, nonostante statistiche e numeri, il mondo vinicolo non scompare al di la delle Alpi) si corre e soprattutto non si ha paura di sperimentare e spendere parti del proprio budget in comunicazione CROSSMEDIALE. Badate bene, “spendere parti del proprio budget”, e per “proprio” intendo che esce dalle tasche del vignaiolo. Sembrerà un banalità ma quando decidi di spendere i tuoi soldi sei molto più attento a quello che fai e a quello che vuoi fare rispetto a quando i soldi che investi non sono di tua proprietà. Nonostante tutto rimango fiducioso, prima o poi questo torpore comunicativo si dissolverà.

Nascetta Story, per chi non c’era

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Ed eccoci arrivati alla fine di un viaggio, la prima di Nascetta Story. Da oggi porteremo la storia di Novello, della Nascetta e dei contadini delle Langhe in giro per l’Italia. Grazie alle oltre 200 persone che sono state con noi al Castello e che hanno applaudito questo piccolo film

BUONA VENDEMMIA!

VENDEMMIA NEMO DA STRA

Un’altra vendemmia sta per iniziare. In molte parti d’Italia sono già partiti, alcuni vini dovranno ancora aspettare qualche giorno ma in ogni caso la Vendemmia 2015 è ufficialmente iniziata.

La tensione tra i vignaioli è percepibile, tutti con il naso in aria nella speranza che il tempo non faccia brutti scherzi in questi giorni. Piove, non piove…mha. Chi può si affretta a tagliare, altri aspettano in nervosa attesa. Tutti dicono che sarà un’annata eccezionale, in realtà lo scopriremo quando stapperemo le bottiglie. Per adesso non ci tesata altro che augurare a tutti i contadini d’Italia BUONA VENDEMMIA 2015.

NASCETTA STORY – Il trailer del film

Finalmente!

Ci siamo…Ai suma…We have done it!!!

Ecco il trailer di Nascetta Story, il film è praticamente finito. A due anni di distanza dall’inizio della lavorazione possiamo dire che ce l’abbiamo fatta…preparatevi a prenotare il Dvd o organizzare proiezioni insieme a noi. Per info potete scrivere a federico.moznich@stuffilm.com

I PROTAGONISTI DI NASCETTA STORY: LA NAS-CËTTA

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Otto produttori in Novello, fuori dai confini comunali ne aggiungiamo più di dieci. Il più lontano ad oggi si trova a Santo Stefano Belbo. Abbiamo parlato dei nostri attori principali, i produttori che in circa 20 anni sono riusciti a dar nuova vita alla Nas-Cëtta con l’obiettivo tra altri 10 anni di poter ottenere una Docg. Ma la vera protagonista del nostro film è ovviamente la Nascetta. Oggi il Langhe Doc Nascetta è sicuramente fra i bianchi con più possibilità di crescita sotto molti punti di vista. Della qualità, perché i primi produttori hanno cominciato le vinificazioni nel ’94  un po’ alla cieca, leggendo testi ottocenteschi e non molto altro, ottimi i risultati che sono arrivati ma loro stessi ci hanno raccontato che le potenzialità per migliorare ci sono ancora e ciò non fa altro che aumentare gli entusiasmi. Crescita di volumi (bottiglie e superficie vitata), sempre più produttori, novellesi e non fanno impianti e di conseguenza aumentano il numero di bottiglie, fermo restando che la Nascetta non potrà e non dovrà mai essere un vino dalle grandi cifre produttive, per preservare pianta e territorio da un eccessivo sfruttamento che ne minerebbe l’elitarietà. Anche la popolarità non è da meno, apprezzata ormai ovunque, riesce ad avere una doppia anima, un vino bianco di pronta beva o addirittura da invecchiamento, cercando (con tempo, pazienza e tanta professionalità) di arrivare ai livelli dei Riesling. La Langa è terra da invecchiamento, la Langa (e in seconda battuta i viticoltori) ha fatto la fortuna del Barolo e del Barbaresco e la stessa cosa accadrà con la Nascetta grazie proprio a questa sua anima che arriva direttamente dalle nostre terre calcaree.NAS-CETTA VIGNA BRUNO ROGGIA

I PROTAGONISTI DI NASCETTA STORY: F.LLI VIETTO

Prendendo la strada che da Novello scende a Barolo dalla comunale Ravera, andando verso Monforte, proprio sul confine, c’è ancora una piccola frazione, Panerole. Qui vivono e lavorano Davide e Luigi Vietto. Ovviamente il Barolo è il vino principe anche di questa cantina ma noi siamo andati a trovarli per assaggiare la loro Nascetta.

VIETTO CON BOTTIGLIA

Eravamo nel mese di gennaio quando siamo ritornati da loro per capire che cosa c’è dietro la potatura di una vite. Ovviamente è un mestiere che i due fratelli fanno da quando sono bambini, hanno guidato prima il trattore della bici ma vedere all’opera un contadino alle prese con la potatura è sempre affascinante. Sinceramente mi viene un po’ d’ansia se penso che quel taglio che sto facendo condiziona non solo la pianta nell’immediato, nella vendemmia di questa annata ma anche in quella successiva. A scacchi sono sempre stato negato, potare una vite è più o meno la stessa cosa, devi fare delle mosse prevedendo anche quelle successive in uno schema mentale che devi tenere ben presente se non vuoi rischiare di fare pasticci. Per l’amor del cielo, a tutto c’è sempre rimedio ma come detto più volte la qualità del prodotto nasce in vigna, dalla terra e tutto parte dalla potatura.

LE MIE RIFLESSIONI SUL CAPORALATO DOPO L’INCHIESTA DI SLOWINE

NOVELLO LANGHE BELVEDERE

 

Quando da ragazzino “scendevo” a trovare i parenti in Puglia, la mattina andavo con mio nonno “‘o fond” (letteralmente “al fondo”, la terra, il pezzo di campagna) dove bisognava accudire gli olivi, le pesche, le vigne. Si partiva con il 128 celeste da Canosa, si faceva qualche km, si andava verso la strada di Andria e lì c’era la campagna del nonno. Durante quei pochi minuti di macchina si passava vicino ai latifondi e mio nonno mi diceva “Federì, li vid a chir’, fatëgan tant e nan mangën’ nint” (li vedi quelli, lavorano tanto e non mangiano niente). Decine e decine di persone già con la schiena curva chissà da quante ore. Normale amministrazione, quello che si è letto, visto e sentito sul caporalato in quelle terre (come in molte altre) è la normalità, funziona così da sempre, nei campi e sui cantieri, operai italiani e stranieri. Le forme di caporalato sono molteplici e quella più semplice è fare le aste (di forza lavoro) al ribasso arrivando anche a 3/5 euro come si diceva, ma in questo caso l’illegalità è palese e si può facilmente combattere se solo si volesse. Esiste però una forma dove su carta è tutto lecito, a norma, paga salariale come da contratto, tutto in regola, voucher o assunzioni, settimanali o giornaliere. E allora qual’è il problema? Il lavoratore “restituisce” al caporale una percentuale di quello che ha guadagnato per spese “varie ed eventuali”. Va da se che chi non “restituisce” il giorno dopo non lavora ne con lui ne con nessun altro. Adesso qualcuno si è accorto che anche nella ridente provincia del nord esiste questa forma di sfruttamento (un po’ come “la mafia al nord non esiste” ve la ricordate?). Carlin Petrini dopo l’articolo di Gariglio ha dato le sue indicazioni: che i produttori prendano una posizione netta contro questi metodi, che le cooperativa cooperino e non sfruttino, che i consorzi vigilino. Parole sante. C’è un “ma”, c’è sempre un “ma”. Tutto ciò è partito da un produttore che ha chiesto di parlare del fenomeno. Va bene, ne stiamo parlando o meglio…ne abbiamo già parlato ed è morta lì. È successo qualcosa? non mi sembra. Qualcuno si ricorda di che cosa è successo a Sarno nel gennaio 2010? Ecco, se non ve lo ricordate è perché nulla è cambiato. Il concetto è che quel produttore ha fatto bene a dare l’imbeccata per poter scrivere un articolo ma poi se i fatti non si denunciano (ad un giudice, ben inteso) non si va da nessuna parte e il problema rimane.

Va da se che ciò che dice Petrini nel suo primo punto dovrebbe essere la base: “Ai produttori chiedo di prendere immediatamente una posizione forte contro lo scandalo del lavoro nero, che non può essere ammesso in nessun caso. Non soltanto per ovvi motivi etici, umani. Forse non si rendono conto che senza una giusta paga e i giusti contributi per chi lavora ci sono poche possibilità di garantire la qualità del prodotto. È illegale ma anche controproducente.”